Soundbeam come strumento di condivisione nella musica inclusiva – Cooperativa Il Faggio Onlus

Il Soundbeam come strumento di condivisione nella musica inclusiva – La cooperativa Il Faggio Onlus

Riflessioni a partire dall’esperienza della cooperativa Il Faggio e dal convegno del 21 novembre a Savona

Negli ultimi decenni, il dibattito intorno alla musica inclusiva ha progressivamente superato la semplice idea di “accessibilità”, per abbracciare una visione più ampia di partecipazione, relazione e co-costruzione dell’esperienza musicale. In questo scenario si inserisce con particolare forza il Soundbeam, uno strumento che non è soltanto un’interfaccia tecnologica, ma un vero e proprio dispositivo relazionale, capace di ridefinire il concetto stesso di fare musica insieme.

L’esperienza maturata dalla cooperativa Il Faggio, così come il prestigioso convegno organizzato il 21 novembre a Savona, rappresentano un punto di osservazione privilegiato per comprendere come il Soundbeam possa diventare un mezzo di condivisione profonda, soprattutto nei contesti educativi, terapeutici e socio-assistenziali.


Oltre lo strumento: il Soundbeam come spazio di possibilità

Il Soundbeam utilizza sensori a ultrasuoni per trasformare il movimento nello spazio in suono. Tuttavia, ridurlo a una descrizione tecnica sarebbe limitante. Il suo valore più autentico emerge quando viene utilizzato in contesti inclusivi, dove il gesto – anche minimo, non convenzionale, imprevedibile – diventa atto musicale legittimo.

In questo senso, il Soundbeam rompe una delle barriere storiche della musica: l’idea che per produrre suono “significativo” sia necessario possedere competenze tecniche, controllo motorio fine o alfabetizzazione musicale. Il corpo, nella sua unicità e nelle sue possibilità reali, diventa strumento primo, e il suono una sua estensione.


L’esperienza della cooperativa Il Faggio: la musica come relazione

Nel lavoro quotidiano della cooperativa Il Faggio, il Soundbeam non viene concepito come un oggetto straordinario da esibire, ma come uno strumento integrato in un percorso educativo e relazionale. La sua forza sta proprio nella capacità di adattarsi alle persone, e non viceversa.

Attraverso il Soundbeam, utenti con disabilità motorie, cognitive o comunicative possono:

  • partecipare attivamente alla creazione musicale,

  • entrare in relazione con gli altri membri del gruppo,

  • sperimentare un senso di agency e di riconoscimento.

La musica diventa così un territorio condiviso, in cui operatori, educatori e partecipanti si muovono sullo stesso piano, ascoltandosi reciprocamente. Non c’è una gerarchia rigida tra chi “sa” e chi “impara”: c’è un processo collettivo di esplorazione.


Condivisione e co-creazione: il cuore della musica inclusiva

Uno degli aspetti più rilevanti emersi anche nel convegno del 21 novembre a Savona è il concetto di co-creazione sonora. Il Soundbeam favorisce dinamiche in cui il suono nasce dall’interazione tra più persone, rendendo evidente che la musica inclusiva non è un adattamento “semplificato” della musica tradizionale, ma una forma altra, con una sua dignità estetica e culturale.

In questo contesto, la condivisione non è solo simultaneità di presenza, ma:

  • ascolto reciproco,

  • attesa,

  • risposta,

  • negoziazione del tempo e dello spazio sonoro.

Il gesto di una persona può modificare il suono prodotto da un’altra, creando un dialogo non verbale che spesso risulta più autentico di molte forme di comunicazione convenzionale.


Il convegno di Savona: un momento di riconoscimento e apertura

Il convegno organizzato dalla cooperativa Il Faggio il 21 novembre a Savona ha rappresentato un momento di riconoscimento pubblico di queste pratiche. Non solo una vetrina di buone esperienze, ma uno spazio di riflessione critica sul ruolo delle tecnologie inclusive nella cultura musicale contemporanea.

Interventi e testimonianze – tra cui il contributo di Danilo Burastero, figura di riferimento nel dialogo tra musica, pedagogia e inclusione – hanno sottolineato come strumenti come il Soundbeam debbano essere inseriti in una cornice etica e progettuale chiara, per evitare il rischio di un uso meramente spettacolare o assistenzialistico.

Il convegno ha messo in luce l’importanza della formazione degli operatori, della cura dei contesti e della consapevolezza che ogni scelta sonora ha un impatto relazionale.

Una prospettiva culturale, non solo educativa. L’esperienza pluriennale de Il Faggio

Parlare di Soundbeam e musica inclusiva significa, in ultima analisi, interrogarsi su che idea di musica vogliamo promuovere. L’esperienza della cooperativa Il Faggio suggerisce una visione in cui la musica non è performance, ma processo; non è prodotto finito, ma esperienza condivisa.

In questa prospettiva, il Soundbeam diventa:

  • uno strumento di democrazia culturale,

  • un mezzo per dare voce a chi spesso ne è privo,

  • un ponte tra differenze che non vengono annullate, ma valorizzate.

 

Una figura di riferimento: David Jackson e l’evento sul soundbeam

David Jackson sassofonista e flautista nei Van der Graaf Generator.

Jackson è noto per l’uso simultaneo di due sax — una tecnica ripresa dal sassofonista Rahsaan Roland Kirk.

Tra le sue collaborazioni artisti come Peter Gabriel, Keith Tippett, David Cross

Jackson sarà presente a Savona per uno degli aspetti più innovativi della sua carriera ovvero il suo impegno nell’inclusione musicale: da decenni Jackson lavora con persone con disabilità utilizzando tecnologie interattive, in particolare il Soundbeam.  Il Soundbeam è un sistema interattivo che converte il movimento nel suono tramite fasci ultrasonici: bastano anche piccoli movimenti del corpo per attivare note o comandi musicali.

Jackson ha integrato il Soundbeam in un progetto più complesso e articolato chiamato Tonewall, che include anche altri dispositivi da lui sviluppati, come lo “Jellybean Eye” (sistema di switching) e gli “Echo Mirrors” (effetti vocali digitali).

Con questi sistemi persone con disabilità, anche gravi, possono “suonare” il Soundbeam muovendosi nello spazio e creare musica insieme a musicisti tradizionali.

Nell’album “Fractal Bridge”, in cui usa due Soundbeam che interagiscono tra loro: i fasci si “rimbalzano”, generando complesse strutture sonore che reagiscono al movimento umano e creano quello che Jackson chiama un “ponte frattale” musicale.

Documentario su David Jackson (in inglese con sottotitoli)

Scheda su David Jackson 

 

Il Faggio e i laboratori con il Soundbeam

La cooperativa Il Faggio vanta una esperienza pluriennale e consolidata nell’utilizzo del Soundbeam all’interno di laboratori musicali inclusivi. Sviluppata attraverso un lavoro costante, paziente e profondamente radicato nella pratica quotidiana. Nel tempo, il Soundbeam non è stato considerato come una semplice novità tecnologica, ma come uno strumento da conoscere, abitare e far crescere insieme alle persone che ne avrebbero fatto uso.

Fin dalle prime sperimentazioni, i laboratori condotti dalla cooperativa Il Faggio hanno messo al centro il corpo, il gesto e la relazione. Il Soundbeam si è rivelato particolarmente efficace nel permettere l’accesso all’esperienza musicale anche a persone con disabilità complesse, per le quali il movimento, anche minimo o non intenzionale in senso tradizionale, può trasformarsi in azione sonora significativa. Questo passaggio – dal movimento al suono – è diventato nel tempo uno degli elementi fondanti della proposta laboratoriale.

L’esperienza maturata ha consentito alla cooperativa di sviluppare una metodologia flessibile e personalizzata, capace di adattarsi alle diverse abilità, ai contesti e agli obiettivi educativi o terapeutici. Nei laboratori con il Soundbeam non esiste un modello rigido: ogni percorso nasce dall’osservazione attenta delle persone coinvolte, dal rispetto dei loro tempi e dalla valorizzazione delle loro modalità espressive.

La necessità di una formazione continua

Un aspetto centrale del lavoro della cooperativa Il Faggio è sempre stato quello della dimensione collettiva. I laboratori non si configurano come spazi di intervento individuale isolato, ma come luoghi di incontro e di condivisione, in cui il Soundbeam diventa un mezzo per costruire dialoghi sonori, ascolto reciproco e partecipazione attiva. In questo senso, la musica non è mai un fine in sé, ma uno strumento per rafforzare le relazioni e il senso di appartenenza al gruppo.

Nel corso degli anni, la cooperativa ha affinato la capacità di integrare il Soundbeam con altri strumenti musicali. Con la voce e con il silenzio, creando ambienti sonori ricchi e inclusivi. Questa integrazione ha permesso di superare la contrapposizione tra “musica tradizionale” e “musica assistita”, restituendo dignità artistica e culturale alle produzioni nate nei laboratori.

La lunga esperienza della cooperativa Il Faggio ha inoltre evidenziato l’importanza della formazione continua degli operatori. L’uso consapevole del Soundbeam richiede competenze tecniche, ma soprattutto sensibilità, capacità di ascolto e una solida riflessione etica sul ruolo dell’educatore come facilitatore, e non come regista del processo creativo.

Oggi, i laboratori con il Soundbeam rappresentano uno degli ambiti più significativi del lavoro della cooperativa Il Faggio: uno spazio in cui tecnologia, musica e relazione si intrecciano per dare forma a esperienze autenticamente inclusive. Un percorso costruito nel tempo, che testimonia come la continuità, la cura e la visione possano trasformare uno strumento in una pratica culturale condivisa.

 

 

 

Laboratorio Soundbeam a Lavagnola (Savona)

Photogallery